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A proposito di PAS

a proposito di PasSarò sempre tuo padre.

(articolo a cura della dr.ssa Gloria Monti, psicologa)

Parrebbe ovvio che, anche dopo la separazione dei genitori, i figli mantengano il diritto di avere pari rapporto con entrambi i genitori. Ma la realtà sconfessa tale ovvietà.

Finalmente in televisione è stato trasmesso qualche settimana fa un ottimo "prodotto", la fiction "Sarò sempre tuo padre", con uno straordinario Beppe Fiorello, padre che perde in breve tempo tutto quello che aveva costruito, ma soprattutto la dignità di uomo e di genitore.

Con garbo e verosimiglianza, il film mi è parso uno specchio di quello che accade, purtroppo, ad una miriade di padri separati, che si trovano deprivati dei lori figli poiché -forse, ma non sempre - non sono stati buoni mariti.

Però, mentre il film è a lieto fine, la realtà spesso non lo è: sono pochi i bambini "saggi" che riescono ad uscire dalle spire di una madre-medusa che li avvolge con i suoi inevitabili tentacoli e che comprendono quanta responsabilità lei abbia nell'impedirgli di vedere il padre; così come sono poche le mogli che hanno l'umiltà di ammettere di avere sbagliato e rimettono al centro della loro vita il bene dei loro figli.

sindrome alienazione parentale

La maggior parte delle volte in cui la madre opera una vera e propria alienazione dei figli dall'altro genitore, i figli si alleano totalmente con la madre, percependo il padre come colui che li ha abbandonati; mentre le madri, spesso nelle mani di avvocati senza scrupoli, che mirano solo a vincere le cause e perdono di vista la vita dei minori, sono accecate dal risentimento e dalla frustrazione e non si rendono conto dell'infelicità (quando non della patologia) che arrecano nei loro figli.

La figura del consulente psicologo, nel film, non è stata centrale, ma, purtroppo, ha fatto una ben magra figura: nel rilevare il malessere del bambino, ha fatto sì, senza obiettare, che la madre (sempre spalleggiata dall'abile avvocatessa) lo attribuisse alle malefatte paterne e non alla sottrazione della figura del padre al quale l'aveva sottoposto.

Eh, sì, perché spesso, non solo gli avvocati sono senza scrupoli ma, contraddicendo la natura della loro professione, lo sono pure i consulenti, forse avvocati mancati o, comunque, con una gran voglia di nuocere a chi non si può difendere, anche loro solo per velleità di vittoria.

Peccato che i magistrati, che spesso trattano le cause matrimoniali alla stessa stregua delle dispute fra condomini, si fidino ciecamente dei loro consulenti, non leggano attentamente le osservazioni dei consulenti di parte, che talvolta, invece, fanno considerazioni equilibrate e competenti e giungano, così, a provvedimenti lesivi per i minori.

Solo per fare un esempio fra i tanti, cito un caso che conosco perfettamente, in quanto consulente di parte di un padre alienato: il giudice istruttore della causa, non conoscendo affatto che cosa sia davvero la PAS, fidandosi del CTU che, per misteriosi motivi, voleva tutelare una madre alienante, ha invitato caldamente il padre a recarsi a casa dell'ex moglie a prendere amichevolmente un caffè, per dimostrare che la sua volontà era quella di recuperare un qualsivoglia rapporto con lei e, soprattutto, con i figli! Ci mancava solo la cenere sul capo ed il pentimento sarebbe stato perfetto!

Per fortuna che quel padre, esasperato di essere umiliato da moglie, figli, avvocati, consulenti e magistrati, si è rifiutato di recitare quella farsa; tuttavia, la triste realtà è che continua tuttora a non vedere i suoi figli e continuerà ad essere "bastonato", pur essendo assolutamente "innocente", mentre i suoi figli lo stanno perdendo grazie all'incuria di chi dovrebbe tutelarli.

Siamo tutti responsabili di questa mancata tutela: noi consulenti che ci dimentichiamo troppo spesso che il nostro ruolo è quello di difendere i diritti e la serenità dei minori ed assecondiamo le richieste belligeranti degli avvocati che mirano a far vincere i loro clienti, a scapito della salute dei loro figli; gli avvocati che devono dimostrare la loro bravura vincendo le cause a qualsiasi costo; i magistrati che, con la loro arroganza intellettuale, hanno la convinzione di sapere tutto e che, quando intuiscono di non saperne abbastanza, si affidano a professionisti che non sempre agiscono con competenza ed onestà.

sindrome alienazione parentale

Io voglio uscire da questo coro che mi pare troppo stonato e vorrei che fossimo in tanti a farlo per contribuire davvero alla serenità di chi ha il diritto di vivere un'infanzia serena: i nostri figli.

La sindrome d'alienazione parentale è molto di più e di più complesso ed impalpabile di un semplice lavaggio del cervello; è una sorta di "programmazione" che il genitore alienante esercita sul figlio contro l'altro genitore e che determina una vera e propria modificazione dei meccanismi cognitivi del figlio, il quale fa proprie le convinzioni distorte del genitore alienante e sviluppa una vera e propria avversione, assolutamente immotivata, ma altrettanto totale ed inattaccabile, nei confronti del genitore alienato.

Inutile puntualizzare che, stante l'attuale applicazione dell'affido condiviso, che vede la stragrande maggioranza dei figli "collocati" presso le madri, di solito il genitore alienante è la madre e quello alienato è il padre il quale, senza quasi rendersene conto, perde i figli e si trova a non sapere più come recuperarne la fiducia e l'amore.

Inoltre, lo sconforto e l'abbattimento che spesso vivono i padri separati per questo motivo (e non solo!) è tale che non riescono più a trovare le risorse per tornare ad essere genitori e, paradossalmente, finiscono per essere ritenuti responsabili del progressivo allontanamento dai figli, proprio come è tristemente accaduto al padre che ho precedentemente citato.

Sindrome d'alienazione parentale e diagnosi

La PAS (sindrome d'alienazione parentale) è piuttosto chiaramente diagnosticabile perché è caratterizzata da una costellazione di sintomi che, a seconda del fatto che siano tutti presenti o meno, ne determinano la gravità, per cui si può parlare di PAS grave, media e grave.

La sintomatologia viene studiata, sia attraverso l'analisi delle parole e del comportamento dei minori, sia tramite l'indagine di personalità dei genitori, sia considerando le dinamiche relazionali intrafamiliari. E' un lavoro complesso, che deve anche permettere di individuare le cosiddette "false PAS"; ad esempio, quando il rifiuto di un figlio nei confronti di un genitore è motivato da reali comportamenti maltrattanti o abusanti del genitore stesso, allora non si può parlare di PAS perché il diniego del figlio è conseguenza del comportamento inadeguato del genitore.

Ciò che deve spingere a fare diagnosi precoci è che la PAS è regredibile se il figlio viene allontanato dal genitore alienante; col tempo, che varia a seconda della gravità della sindrome, la cessazione dei condizionamenti di questo genitore determina una nuova modificazione dei processi cognitivi del figlio che, ritornando a contatto col genitore alienato, recupera progressivamente il rapporto con lui e lo "riabilita".

Le conseguenze della PAS possono essere gravissime per un minore che ne sia vittima: dalla difficoltà di empatia, a quella di contatto affettivo; dalla perdita di autostima a quella di fiducia in sè e negli altri; dal trauma connesso alla "perdita" di un genitore alla difficoltà di gestire qualsiasi altro tipo di separazione; fino a patologie vere e proprie e ben più gravi, quali la devianza e la psicosi.

Per questo anche i padri che spesso sono alienati e non se ne rendono conto davvero, devono conoscere la PAS e devono imparare ad affrontarla, con l'ausilio di professionisti competenti, sia nell'ambito della consulenza legale sia in quello dell'asssistenza psicologica, che devono lavorare sinergicamente per un unico obiettivo: la salvaguardia della salute e del benessere dei minori. 

 

 
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